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Il progetto sperimentale si caratterizza per l’impostazione linguistica, interculturale, ambientale, e mantiene elementi di verificata efficacia

sperimentati in progetti precedenti adeguandoli alla rapida evoluzione dei bisogni culturali e sociali degli adolescenti, alla domanda dell’utenza ed alle direttive più recenti degli organi scolastici nazionali e provinciali.  

I problemi ai quali si cerca di dare una soluzione sono molteplici e diffusi nella scuola media dell’obbligo, non solo in Alto Adige, a Bolzano ed in particolare nel quartiere di Oltrisarco. 

In un momento in cui sembra che i ragazzi non abbiano sufficienti occasioni per vivere esperienze formative insieme agli altri, di gioco, di relazioni, di sentimenti e progetti, emerge il bisogno di valori e di coerenza; la scuola può diventare un luogo in cui l’adolescente compie esperienze positive, che molto spesso suppliscono quelle che vengono a mancare nel contesto extrascolastico: un luogo dove, nel compiere anche un itinerario di crescita culturale in senso tradizionale, si percepisca il rispetto e la valorizzazione di ciascun individuo, si possa acquisire stima in sé, riconoscere e sviluppare le proprie capacità ed abilità, manifestare le difficoltà individuali nella certezza di essere aiutati a superarle, si trovi protezione, ma anche si venga stimolati all’autonomia. 

La rilevazione delle esigenze socio – culturali degli adolescenti e di quelle più specifiche di una formazione culturale adeguata alla realtà della nostra provincia ha portato all’individuazione di alcuni problemi:

  1. bisogno di una struttura più idonea a potenziare l’apprendimento, in cui l’alunno  “impari ad imparare “, a trasferire le competenze acquisite ad altri ambiti, a prendere consapevolezza del proprio percorso e ad assumere padronanza di metodi e strumenti (offerta formativa)
  2. Bisogno di trovare spazi e strumenti nuovi per l’attuazione degli interventi individuali a diversi livelli
  3. Riconoscimento della centralità dell’educazione linguistica nella società attuale ed in particolare in un territorio plurilingue e pluriculturale come il nostro e perciò esigenze di:

a.     potenziamento delle competenze linguistiche in L1 e L2

b.     costituzione di competenze metalinguistiche

c.     inserimento dell’inglese curricolare nel progetto di educazione linguistica, anche nella prospettiva dell’estensione obbligatoria a tutele scuole medie della provincia ed in risposta ad una forte richiesta dell’utenza;

d.     apertura a linguaggi non verbali (informatica)

  1. Necessità di favorire un’apertura verso le differenze e la pluralità delle culture nel tempo e nello spazio, che favorisca l’accettazione e la tolleranza.
  2. Necessità di sviluppare la consapevolezza dell’interazione uomo-ambiente anche nella realtà quotidiana, per indurre abitudini di comportamento che possano favorire la formazione di individui responsabili.
  3. Esigenze di conciliare un’offerta qualificata e rispondente ai bisogni dell’utenza con il contenimento dei costi del servizio, per poterne garantire la continuità.

  

Formulazione dell’ipotesi di lavoro ed esplicitazione delle finalità
  

1. Potenziare l’apprendimento:

riconoscere legittimità e dignità ad intelligenze diverse e concretamente creare luoghi ed occasioni in cui si possano praticare percorsi cognitivi personalizzati consente l’esplicazione delle potenzialità individuali nell’apprendimento
 

  1. Ricerca di spazi e strumenti nuovi per l’attuazione di interventi a tutti i livelli:prescindendo dallo specifico delle materie e dal gruppo classe è possibile offrire percorsi formativi veramente differenziati ed adeguati alle necessità di ciascuno alunno, senza sacrificare gli opposti livelli, valorizzando le attitudini e rispettando i tempi e le modalità individuali dell’apprendimento.

  1. Centralità dell’educazione linguistica:

  • l’attività nel piccolo gruppo, favorendo i rapporti interpersonali e la comunicazione, stimola il recupero e/o il potenziamento delle competenze linguistiche in L1…Ln

  • tramite l’uso veicolare della L2 “la lingua diventa veicolo di ciò che si fa e non di ciò che si dice” (Artigal), le informazioni ed i riferimenti di cui lo spazio strutturato è ricco consentono il superamento della non-comprensione, del non-senso

Percorsi di apprendimento individualizzato in un contesto plurilingue e pluriculturale

  • conoscere le caratteristiche di ciascuna lingua a cui ci si accosta, confrontarle, individuare analogie e differenze conduce alla costituzione di competenze metalinguistiche fondamentali nella formazione dell’alunno, al cui sviluppo concorre anche l’introduzione della L3, che trova una sua collocazione teorica nell’assetto globale e viene inserita in modo coerente nel progetto di linguistica integrata.

 

  1. Favorire una apertura verso le differenze e la pluralità delle culture nel tempo e nello spazio: percorrendo un itinerario di conoscenza e di riflessione sulla propria realtà e su quella degli “altri”, l’alunno compie una esperienza di autoidentificazione e di riconoscimento dell’altro, in cui la diversità perde  i connotati di separazione a causa di tensione per diventare stimolo all’approfondimento culturale, alla comprensione ed alla tolleranza.

  2. Formazione di individui responsabili e consapevoli dell’interazione uomo-ambiente anche nella realtà quotidiana: conoscere, comprendere, usare, comparare codici specifici diversi attraverso percorsi di ricerca che fanno riferimento a quadri teorici centrati sui contenuti, sulle tecniche, sulle relazioni (dalla ricerca classica a quella conoscitiva di De Bartolomeis, alle esperienze del gruppo di Pracatinat, alla ricerca-azione) avvia lo sviluppo di un rapporto consapevole con l’ambiente e la modificazione del comportamento nella direzione del conseguimento di obiettivi formativi di carattere generale.

  3. Potenziare un servizio qualificato e rispondente ai bisogni dell’utenza, contenendone i costi: i risultati ottenuti in questi anni, la scomparsa degli abbandoni e l’affezione che gli alunni dimostrano a lungo dopo la conclusione del ciclo indicano che la scuola media E.Fermi costituisce ad Oltrisarco un’agenzia formativa significativa per i giovani, l’unica tuttora esistente nel quartiere. La responsabilità che ne deriva impegna ad un costante sforzo di miglioramento del servizio: con la razionalizzazione delle risorse disponibili si vuole conciliare l’esigenza di contenimento dei costi con un’offerta qualificata.

In una società come quella attuale, resa sempre più composita dalle migrazioni, ed in particolare nella realtà sudtirolese in cui già convivono non senza tensioni ed incomprensioni tre diverse etnie, si ritiene che sviluppare un’apertura mentale verso le differenze e la pluralità delle culture e nel tempo e nello spazio possa contribuire alla formazione di cittadini responsabili e tolleranti, in grado di inserirsi in modo cosciente ed attivo nella complessità del contesto in cui viviamo.

Per adeguarsi alle linee guida per l’insegnamento del tedesco, si introduce al posto della codocenza tra L1/L2/L3 e tra STO/L2, non previste nelle linee guida stesse, la compresenza fra insegnanti di tedesco (punto 2 delle Richtlinien) ed un laboratorio interculturale L1/L3/STO 

Durante le ore settimanali di compresenza sto./ita/ingl. e sto./rel. che costituiscono il laboratorio interculturale viene proposto agli alunni un itinerario di conoscenza e di riflessione sulla realtà dell’altro – il vicino di madrelingua tedesca, l’extracomunitario, il nomade, il profugo – ma anche sulla propria realtà.

Osservare in modo consapevole l’ambiente di frequentazione quotidiana, riconoscerne le caratteristiche e le componenti conduce alla scoperta di segni e simboli di culture diverse, suscita la curiosità ed il desiderio di cercare occasioni di incontro e confronto con l’altro, ma avvia anche un percorso di autoidentificazione attraverso la definizione della propria cultura, nell’analisi delle sue manifestazioni abituali, la ricerca delle proprie radici familiari, la conoscenza più approfondita della propria terra.

La rilevazione di analogie e differenze con il metodo dell’analisi contrastava indirizza l’indagine alla ricerca delle cause storiche, sociologiche e culturali della diversità che perde così i connotati di separazione e causa di tensione per diventare esperienza di riconoscimento dell’altro e stimolo per l’apprendimento culturale. Il percorso dall’osservazione alla conoscenza, alla riflessione, alla formulazione di giudizi senza preconcetti, conduce ad una apertura verso la diversità che rifiuta le manifestazioni di intolleranza.

La compresenza di insegnanti con competenze specifiche permette di strutturare le unità didattiche in modo adeguato alle esigenze di carattere linguistico e più strettamente disciplinare.

La L3, già coinvolta nel percorso di educazione linguistica integrata e quindi nella programmazione comune, contribuirà a costruire percorsi sull’educazione interculturale, intesa come allenamento a guardare la realtà da diversi punti di vista, per un’educazione alla complessità, alla tolleranza, alla flessibilità in un’ottica di educazione civica che è soprattutto educazione del cittadino europeo in una società multiculturale.

Laboratorio ambientale
 

Il laboratorio ambientale entra a far parte del Progetto di Sperimentazione come area di ricerca sul campo e contribuisce al raggiungimento degli obiettivi formativi generali, propone le metodologie più innovative e sperimentali alterna teoria e pratica, propone via via varie unità didattiche spaziando dalla ricerca praticata in senso tradizionale alla ricerca/azione, da un piano esperienziale all’astrazione, da “Oltrisarco” all’”Effetto- serra”.  
E’ ormai opinione comune, non soltanto di questa scuola, che siano sempre più necessari e urgenti profondi cambiamenti nel modo di produrre e di consumare, che sia necessario ridefinire il rapporto tra l’uomo e l’ambiente, che si debba formare una nuova cultura ambientale fondata su valori e comportamenti diversi, ma l’educazione ambientale viene spesso intesa o come trasmissione di conoscenze, presupponendo un cambiamento provocato dalla consapevolezza, o come individuazione degli intrecci e delle relazioni per prendere coscienza delle patologie ambientali.

Il processo di apprendimento che si pone come obiettivo quello di “vedere” l’ambiente in funzione di come siamo fatti,degli scopi che perseguiamo, dei modi in cui pensiamo ed agiamo, imparando a cogliere i limiti delle proprie concezioni ed interpretazioni è il modello a cui si rifanno alcune unità didattiche già completate (“Imparare dall’ambiente”, ad es.) che riproducono le attività, i giochi di simulazione e le metodologie del gruppo di Pracatinat.  

L’ambiente inteso come un insieme complesso da indagare attraverso l’osservazione, la raccolta dei dati, la formulazione di ipotesi e la verifica, secondo il percorso di ricerca alla “De Bartolomeis”, è il modello a cui si rifanno altre unità didattiche come “Il quartiere di Oltrisarco”, “Bollini e zone colorate”, “Il traffico a Bolzano”, che sottendono una ricerca conoscitiva per intervenire nel sociale.  

L’ambiente inteso, infine come campo di indagine scientifica, da laboratorio, come ricerca di conoscenza e riproduzione di esperimenti, secondo un modello classico (formulazione di ipotesi e verifica) è il percorso di altre unità didattiche (“Una boccata d’aria”, “Acqua”) che prevedono l’osservazione di leggi fisiche e analisi chimiche in laboratorio.  

Su questi tre modelli, uno centrato sui contenuti, l’altro sulla tecnica, l’altro sulle relazioni, si intreccia, ora sporadicamente, ora in modo più continuativo la ricerca-azione, in quanto si tende a ricompattare lavoro teorico ed esperienza pratica, si evidenziano i collegamenti tra l’oggetto della ricerca e il modo di concepire le cose, il sistema di valori del gruppo, si pone l’obiettivo di un cambiamento sociale, si considerano i risultati né definitivi né conclusivi.

Gli insegnanti di geografia e di scienze hanno programmato ed operato tenendo conto delle preconoscenze, dei livelli differenziati, degli interessi dei loro alunni ed hanno guidato il loro lavoro partendo dal proprio quadro di riferimento teorico.

Perciò, dopo tre anni di sperimentazione, si possono raccogliere molte unità didattiche che testimoniano vari percorsi di lavoro e di approfondimento: una serie di esperienze, riproponibili certamente, ma da intendere più come una base di partenza che un curricolo unico triennale, in quanto il lavoro può subire variazioni se viene proposto a gruppi non omogenei, ma soprattutto perché non sarebbe “sperimentale” partire con domande per le quali esiste già una risposta.

.       l’area delle attività curricolari (30 ore settimanali) – attività curricolari comuni intese     non solo come lezioni frontali per intero gruppo-classe, ma anche con tutti i momenti     operativi previsti dalla normativa.

2.       l’area laboratoriale (5 ore settimanali) articolata in:

a)       laboratorio linguistico L2-L2 (1ora settimanale) – per capire il fenomeno linguistico nel suo complesso e costruirsi una competenza metalinguistica.

b)       Laboratorio plurilingua-interculturale storia L3-L1 (1ora settimanale) – uso veicolare della L3 per agire nell’ottica di una educazione multiculturale e plurilingue.

c)       Laboratorio interculturale storia-religione (1 ora settimanale) – per l’accettazione della diversità e una educazione alla mondialità.

d)       Laboratorio ambientale geografia-scienze (2ore settimanali) – per usare e comparare codici specifici diversi ed attivare percorsi teorico – pratici di ricerca ambientale.  

Rispetto all’area delle attività curricolari, nella quale la difficoltà di diversificazione degli interventi spesso costringe a sacrificare gli opposti livelli, la compresenza di due insegnanti consente un rapporto più diretto con l’alunno, l’applicazione di metodologie di lavoro diversificate e il controllo delle modalità individuali di approccio ai temi di indagine. Viene moltiplicata l’offerta ai ragazzi di figure di riferimento e garantito l’apporto di competenze specifiche più qualificate, per la specializzazione conseguente allo sdoppiamento della cattedra di matematica.

L’orario settimanale dei docenti impegnati in attività di compresenza-contemporaneità è strutturato in modo da lasciare spazi utilizzabili per la programmazione.

3. L’area flessibile per progetti (3 ore settimanali)

Sulla base delle diagnosi formulate dai consigli di classe, in correlazione con la progettazione del collegio docenti si struttura un’area di interventi individualizzati a gruppi, in codocenza o in laboratorio per offrire agli alunni percorsi differenziati in relazione ai bisogni e alle potenzialità di ognuno.

L’area di progetto è struttura sulla base di precise esigenze: deve favorire il recupero, il potenziamento e lo sviluppo di nuove abilità,

deve comportare una maggiore operatività, introduce nuove risorse e l’apertura dei gruppi-classe.  

Vengono previste attività quali: -recupero abilità della scrittura-recupero abilità della lettura-recupero abilità di calcolo –potenziamento abilità di studio –potenziamento abilità logiche  - progetto di orientamento –informatica – uso veicolare L2 – inglese  - filmforum –laboratorio di ceramica- laboratorio musicale – laboratorio della carta e della stampa – laboratorio di drammatizzazione – laboratorio di scienze sperimentali – laboratorio di fotografia -  laboratorio per la costruzione di burattini – attività sportive.

Adeguamento del progetto sperimentale alle linee guida per  l’insegnamento - 
apprendimento del tedesco lingua seconda
 
Per adeguarsi alle linee guida si è introdotta al posto della codocenza L1/L2/L3 e L2/STO, non previste dalle linee guida stesse, la compresenza fra gli insegnanti di tedesco (punto 2 delle Richtlinien) ed un laboratorio interculturale.

L1/L3/Storia La compresenza fra insegnanti di L2 ha lo  scopo di ampliare il tempo-parola a disposizione di ogni singolo alunno per la comunicazione in L2 ed offrire a tutti un tempo individuale di espressione e comunicazione.  

Gli obiettivi educativi e didattici rimangono quelli del progetto in corso, in quanto l’educazione linguistica integrata è comunque garantita dalla programmazione comune per tutto l’anno scolastico al fine di elaborare percorsi paralleli su obiettivi concordati.

La L3, già coinvolta nel percorso di educazione linguistica integrata  e quindi nella programmazione comune, contribuirà a costruire percorsi sull’educazione interculturale, intesa come allenamento a guardare la realtà da diversi punti di vista, per un’educazione alla complessità, alla tolleranza, alla flessibilità in un’ottica di educazione civica che è soprattutto educazione del cittadino europeo in una società multiculturale.

A questo scopo si introduce il laboratorio L1/L3/STORIA, senza che questo comporti variazioni di spesa.

Infatti sia la compresenza L2/L2 che il laboratorio L1/L3/STORIA non incidono sull’organizzazione generale della scuola e sull’orario degli alunni.

La cattedra orario di TEDESCO L2 sarà costituita:

4 ore frontali

2 ore di compresenza L2/L2

+ 6 ore (di cui: 3 ore di recupero su 2 classi e 3 ore di laboratorio flessibile su tutte le classi)

  

Modalità e strumenti di verifica e valutazione del progetto

  
    

  

Il controllo dell’esperienza e la valutazione degli esiti attesi è avvenuto avverrà attraverso due tipi di verifiche:

  • interne (Commissione Sperimentazione e Collegio docenti – strumenti e supervisione dei docenti Morelli e Weber)
  • esterne (Ispettrice A.M. Corradi e Servizio di Sperimentazione dell’Istituto Pedagogico).
Per quanto riguarda l’autovalutazione, dopo il secondo anno di esperienza, i dati forniti dagli insegnanti coinvolti nei laboratori flessibili sono stati raccolti dalla Commissione Sperimentazione e vengono analizzati e dibattuti nella prospettiva di adattamento o di eventuali modifiche in itinere, per adeguare l’offerta alle esigenze di un contesto in continua evoluzione. La Commissione Sperimentazione, inoltre, ha effettuato un’altra somministrazione dei questionari a docenti e genitori per valutare il clima d’Istituto e il rapporto scuola – famiglia. Continua la raccolta dei dati sulla dispersione scolastica, i trasferimenti, il successo degli alunni che frequentano la Scuola Superiore e sono predisposte le modalità di controllo della produttività ed efficienza delle nuove variabili della sperimentazione. Si proseguirà l’indagine sulla carriera scolastica degli alunni (elaborazione dati Scuole Superiori sul successo ed insuccesso scolastico)
   

Negli anni precedenti sono già state effettuate varie verifiche esterne attraverso la collaborazione con docenti universitari ed esperti locali quali, ad esempio, il prof. G. Carli (Università di Venezia), il prof. G. Chiari Università di Trento). Il prof. Dodman, il prof. C.Baur, il prof. Gandelli e si sono inoltre ultimate le verifiche dell’area flessibile. Documentazione e pubblicazione dei risultati ottenuti e dei materiali prodotti: la scuola dispone di un archivio dei materiali utilizzati e prodotti, a disposizione degli interessati.
    

Laboratori flessibili

L’impianto sperimentale è stato reso flessibile per offrire all’utenza percorsi individualizzati. Personalizzare il curriculum consente, in prima istanza, di non costringere i meno dotati ad accelerazioni improduttive; nel contempo offre a tutti, anche ai più dotati – una minoranza che si disperde in modo più silenzioso, ma con effetti altrettanto negativi – la possibilità di procedere secondo i propri ritmi e le proprie attitudini al fine di garantire, nell’arco della scuola dell’obbligo, lo sviluppo delle potenzialità di ciascuno.

In questa logica il Ministero della Pubblica Istruzione ha autorizzato più scuole del territorio nazionale a sperimentare un nuovo modello che ha assunto la denominazione di “Tempo scuola flessibile”. Tale modello è stato presentato come esempio di riferimento in occasione del convegno “Sperimentazione: esperienze maturate e prospettive”, tenutosi a Cagliari il 26-27-28 ottobre 1994.

L’ipotesi sperimentale è caratterizzata da una logica fortemente sistemica. Essa definisce “a monte” un sistema di regole strategiche di correlazione tra l’ammontare e la definizione interna degli organici, l’orario settimanale e i margini di spazi flessibili, sistema entro cui sono sviluppabili applicazioni specifiche differenti, in autonomia di progettazione.

Il tempo flessibile presuppone una riconsiderazione puntuale dell’intero “progetto formativo d’istituto”, la definizione delle priorità all’interno degli obiettivi, l’esplicitazione delle scelte fondamentali che la scuola fa proprie in relazione al contesto socio-culturale e alle risorse.

E’ quindi opportuno che, entro la struttura organizzativa a Tempo Flessibile, entro un unico progetto didattico, trovino adeguata collocazione le diverse sollecitazioni, che, periodicamente, vengono riversate sulla scuola (orientamento, educazione alla salute, educazione ambientale…).

La formazione delle cattedre miste consente che gli stessi docenti si pongano, alternativamente, come insegnanti “disciplinari” o come insegnanti di laboratorio, a seconda delle classi interessate. Ciò elimina difficoltà e remore a una programmazione comune e ha portato gradualmente, con l’estendersi della sperimentazione nei diversi anni di corso, all’effettiva presa di coscienza del significato più profondo del progetto ed al coinvolgimento consapevole di tutti.

L’attuale modello riassorbe, inoltre, le attività integrative e di recupero all’interno dell’orario curricolare, permettendo un bilanciamento dei costi

laboratori flessibili