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consono ai ritmi accelerati all’attuale concezione della
vita e del lavoro, sembrano tornare di attualità in una dimensione
appunto accelerata e “funzionale” della corrispondenza, nella quale la
parola “supera”il telefono sia sul piano della funzionalità sia sul
piano dei rapporti interpersonali.
Se riguardo alla funzionalità il computer ha trasformato
stampa e fotocomposizione, e il fax ha consentito di scambiarsi quasi in
tempo reale documenti scritti, internet, in una sintesi per molti ancora
quasi sconvolgente, offre la possibilità di uno scambio
“fluidificato” di documenti, più ricco sul piano quantitativo e più
veloce flessibile, e continuamente aggiornabile.
Non solo: internet consente di eliminare un centro dal quale
si dipartono le informazioni, ma al tempo stesso di costituire una
pluralità di nodi di informazione, di “luoghi virtuali”dove si
raccolgono informazioni, dove ci si scambiano opinioni e materiali e dove
collegialmente di ricrea l’informazione.
Suo piano interpersonale la posta elettronica e le chat-line
propongono una scrittura veloce, che non solo prescinde dalla conoscenza
concreta dell’interlocutore, ma crea spazi di conoscenza, con possibilità
di anonimato e di elasticità che possono essere motivo di entusiasmo e
diffidenza .
In campo educativo, questo tipo di trasformazioni suscita
ancora non poche perplessità. L’utilizzo di internet, ad esempio,
espone i minori ad una quantità di informazioni decisamente maggiore di
quanto possa fare la stampa.
L’immaterialità delle fonti ostacola il controllo da parte
dell’adulto e il giovane “navigatore” gode effettivamente di spazi,
di libertà e opportunità di accesso alle informazioni maggiori rispetto
ad esempio allo zapping televisivo.
D’altro canto l’educatore deve affrontare la questione
degli strumenti di gestione dell’informazione tanto più quanto più
aumenta la velocità di diffusione di notizie e opportunità virtuali e
porsi obiettivi pedagogici più sofisticati rispetto all’esigenza di
formare il senso critico e la capacità di selezionare le informazioni nel
bambino che cresce.
In quest’ottica va pensata ed attuata una rilettura
telematica del giornalino scolastico, come strumento in grado di attivare
la partecipazione dei bambini alla gestione delle informazioni, di
proporre dei luoghi virtuali di elaborazione delle notizie, avvicinando in
questi “non – luoghi” scuole geograficamente lontane e incoraggiando
una collaborazione tra bambini che non si conoscono e che probabilmente
altrimenti non si conoscerebbero.
Sul
piano operativo, tra l’altro, la collaborazione tra le scuole, peraltro
auspicata, se non altro come intenzione, sia a livello ministeriale sia a
livello locale, ha da sempre presentato delle difficoltà legate:
-
all’organizzazione delle uscite e alla “perdita di tempo” che
inevitabilmente ne consegue;
-
alla lentezza dei tempi di elaborazione di testi, alla lentezza delle
operazioni di scambio (feed-back, impossibilità di scambiarsi
prodotti semifiniti)
-
allo
scarso indice di gradimento sul piano estetico dei prodotti finiti
-
alla
connessa caduta di motivazione.
Sul
piano pedagogico editing e telematica non possono e non devono essere
letti soltanto nella loro dimensione tecnica, ma devono inserirsi nella
tendenza generalizzata di una scuola “globale” che vuole collegarsi al
territorio, sperimentando la pluralità dei linguaggi, e diventare
creativamente parte attiva dei processi di mondializzazione.
Le considerazioni di cui sopra consentono di
riprendere in modo innovativo l’ipotesi freinetiana del giornalino come
consolidamento di saperi locali e strumento di scambio che valorizzi
percorsi di autoconsapevolezza (i bambini si interrogano sul loro modo di
cogliere le notizie e di partecipare alla vita sociale) e di
interconsapevolezza (scambio di opinioni con altri individui e altri
gruppi di bambini).
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